Sono una donna, non sono (ancora) una mamma

Fonte: dalla rete

Ancora sul tema della femminilità, su cui ho lanciato stamattina una domanda (ottenendo risultati scarseggianti, per il momento, devo ammettere). Il titolo di questo post nasce dal fatto che in rete pullulano (legittimissimamente, per carità, e li leggo sempre assai volentieri!) blog di mamme, per le mamme, che sui siti di vario genere nascono ogni giorno nuovi canali tematici dedicati alle mamme, etc. E pensate che fino a pochi anni fa un libro come il bellissimo “La solitudine delle madri” di Marilde Trinchero era assolutamente innovativo; voglio dire, non è che perda del suo valore, tutt’altro, probabilmente ha aperto la strada a un sacco di scrittrici e blogger, ma di certo oggi il tema della maternità, trattato in tutti i modi, tende più all’inflazione che alla penuria.
L’ulteriore serie di domande che mi viene spontanea oggi, sperando di non tediarvi, è frutto della contrapposizione tra i tre modelli di donna che mi paiono imperanti: l’Olgettina (su cui non ho intenzione di sprecare una parola di più), la donna-maschio e la mamma (di cui ho appena detto). La donna, giovane sì, ma già matura, vicina alla trentina, come me, dove/come si colloca? Non sono ancora madre, non posso raccontare quotidianamente le esilaranti nuove parole e i nuovi giochi dei pupi; non mi sento di bloggare solo ricette a prova di pargolo, perché nella mia vita manca ancora quel tipo di realizzazione, e comunque non sono mai stata il tipo di donna che ritiene che la realizzazione passi solo attraverso la maternità. Non mi metto neanche la minigonna per cercare di fare carriera, per carità. Tantomeno penso che la piena realizzazione di una donna passi attraverso il comando di una truppa o di un’intera guerra (anzi, da sempre sogno che le donne siano il motore della fine delle guerre, che portino a un altro livello il loro innato essere concilianti, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo), come ha dichiarato la già citata Clinton nella sua intervista rilasciata a Lucia Annunziata, uscita domenica su La Stampa. Perché ce l’ho tanto con la Clinton? Perché è chiaro che avrei votato Obama, se fossi americana, ma lei non mi dispiaceva, e invece quella risposta me l’ha resa straordinariamente odiosa. Alla luce di queste personalissime considerazioni, continuo ad indagare sulla femminilità, che, a rigor di logica, non sta né nella “patata”, né nell’essere mamma, né nel tentativo di emulare gli uomini scendendo su piani che sono direi quasi ontologicamente loro. Ricordo, con una minuscola percentuale provocatoria in quest’affermazione, che i bambini giocano alla guerra, le bambine alle signore che prendono il tè; ricordo anche che storicamente gli uomini andavano a caccia, le donne rimanevano a gestire l’economia, la casa, la famiglia: possibile che tutto ciò non vada solo limato, ma sovvertito? Possibile che non ci fosse nemmeno un fondo di razionalità in questo? Che il concetto di femminile sia in crisi, lo dimostrano anche libri come “Volevo essere una gatta morta” di Chiara Moscardelli, che a quanto pare sta riscuotendo un discreto successo. Ma noi donne ci dobbiamo ancora incastrare in definizioni come “gatta morta” e “non gatta morta”? Quante maschere dobbiamo metterci, per essere donne? E, una volta tolte tutte queste maschere, che cosa rimane?

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7 thoughts on “Sono una donna, non sono (ancora) una mamma

  1. io credo che le donne posseggano tutta una serie di qualità che gli uomini non hanno: sensibilità, delicatezza, generosità, creatività e tante altre.Senza dubbio la maternità è un'esperienza straordinaria per una donna: dare alla luce un'altro essere umano credo sia il compito più bello che una donna possa realizzare; certo è un'esperienza totalizzante e perciò credo che vada preparata con grande attenzione.

  2. "non sono mai stata il tipo di donna che ritiene che la realizzazione passi solo attraverso la maternità"Questa tua frase credo racchiuda molte risposte…Sono d'accordo con il tuo punto di vista e mi dispiace che la poliedricità delle donne del passato, oggi, venga stravolta da chi si concentra verso un unico obiettivo. Anche perchè, una volta che i figli sono cresciuti, si rischia di invadere la loro vita solo perchè non si ha altro da fare.Basterebbe solo un pò di buonsenso e misura. Come in tutto il resto. E non chiudere gli occhi nei confronti del mondo. Forse soffriamo solo della 'Sindrome da protagonismo' che ci spinge a esagerare ogni tappa come se le cose che succedono a noi non succedessero anche a tutte le altre donne…Baci e chiavi d'oro per svelare i misteri

  3. guarda, io penso che oggi le donne passino da un eccesso all'altro. O fanno le wonder women (io sono tra quelle, purtroppo) prefiggendosi di eccellere in tutto (sul lavoro, in famiglia, in casa persino in palestra!) oppure fanno le "gatte morte", con un battito di ciglia e un movimento sexy di una ciocca di capelli ottenendo tutto (e anche di più) senza alcun merito…Quanto alla maternità, ultimamente mi sembra di non sentir parlare d'altro che di figli. Io, per il momento, aspetto. Ho bisogno di un altro po' di tempo per me stessa (anche se so che quel maledetto orologio biologico corre e io ho 35 anni!) 😀

  4. La precarietà dei rapporti rende indispensabile che la donna curi anche la sua vita lavorativa, tanto da assicurarsi una certa indipendenza. Questo comporta il rischio di lasciarsi prendere la mano e di spostare sempre più in là il momento della maternità, che pure si desidera… E quando il pupo nasce (e forse resterà l' unico) ecco che si vive questa esperienza proprio come dici tu: come se non fosse mai accaduto nulla di simile al mondo… Ciao!

  5. @Luigi: è vero, di certo non mi pare un fatto da "azzardare"!@donne: che meraviglia leggere da voi dei pensieri così veri e profondi! Queste sì, che sono donne che mi piacciono!

  6. Beh…io ho un blog "da mamma" e parlo di lavoro, sesso, politica, ambiente, ecc… oltre che di mia figlia.Credo che le tue tre categorie racchiudano stereotipi come tutte le categorie.Il punto è che possiamo essere madri, donne, professioniste, amanti, lettrici, amiche, èpersone socialmente impegnate…tutto insieme!Dove ti collochi tu? Boh! Come ti senti ora? E poi…vuoi davvero colocarti in un'etichetta o essere semplicemente te stessa, originale, unica e nuova?Io ho un modello femminile un po' "anarchico" nel senso che per me ci sta tutto. che mi afiglia (e io anche!) scali montagne e giochi alle signore, che si arrampichi ovunque e voglia fare "da mamma" alla sua bambola preferita, che seghi il prato con papà o aiuti me a cucinare.Io faccio un lavoro che nell'immaginario comune è "da uomo" e lo faccio benone. E mi piace.Ma mi occpupo anche della casa (e mio marito mi aiuta ma la maggior parte delle cose le faccio io) e penso che i bambini abbiano per i primi anni almeno, bisogno in particolare di essere accuditi dall mamma. Non penso che uomini e donne siano intercambiabili ma complementari con punti di intersezione.

  7. @Mammachetesta: hai ragione, non è necessario incastrarsi per forza in qualche definizione. E' proprio qui che volevo arrivare. Come te, anch'io sono un mix di caratteristiche, attività e interessi mica da poco. E mi piace, come scrivi tu 🙂

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