Referendum, rompiamo la congiura del silenzio – Giuseppe Giulietti

La commissione parlamentare di Vigilanza ha finalmente varato il regolamento per la prossima consultazione referendaria. Per ottenere un atto dovuto siamo stati costretti ad indire sit-in, a protestare davanti alla sede della commissione medesima, a minacciare ricorsi in tribunale e nelle sedi internazionali. Pur di evitare la consultazione le tenteranno ancora tutte: i brogli politici e mediatici.
Bisognerà contrastarli con la stessa durezza, utilizzando tutti gli strumenti politici e mediatici possibili, bisognerà farlo con spietato cinismo, senza farsi irretire dai richiami all’ordine dei cerchiobottisti di professione che vorrebbero pure ridurre al silenzio chi si limita a rivendicare la legalità repubblicana.
Il presidente Napolitano, che stimiamo senza ipocrisie da galateo istituzionale, ha invitato le opposizioni ad essere credibili. Per quanto ci riguarda la credibilità passa anche dalla tenacia, dalla determinazione, dalla durezza con le quali si difendono i diritti fondamentali e tra questi il diritto al voto ed il diritto ad essere informati.
Ci sono valori e principi non contrattabili e quello che sta accadendo attorno ai referendum riguarda proprio  principi non contattabili, beni non disponibili sul mercato della politica, neppure sul mercato di Arcore.
Ora che la Commissione parlamentare di Vigilanza ha finalmente votato il regolamento si tratta di recuperare il tempo già perduto e di esigere una informazione ampia, rigorosa, documentata, sul merito dei quesiti.
Chiunque può fare qualcosa per rompere la congiura del silenzio, premessa indispensabile per mancare il quorum e far crollare la consultazione.
Prendiamo esempio da Adriano Celentano, da Ottavia Piccolo, da
MicroMega che hanno promosso appelli che, rapidamente hanno raccolto migliaia di firme.
Dagli appelli, sacrosanti, dobbiamo e possiamo passare alla azione civica diretta, individuale o di gruppo.
Perché, per esempio, non apriamo tutti i nostri, siti, i blog, tutti gli spazi di rete per annunciare tempi, modi e forme dei referendum?
Non occorre neppure l’appello al si, basta, almeno per ora, far circolare le notizie, ricordare che i quesiti sono ancora 4, contrastare la disinformazione di chi ha già decretato che il referendum non ci sarà.
Perché non chiediamo a ciascuno dei firmatari, giornalisti, musicisti, cantanti, artisti, di usare ogni luogo possibile, piazza, concerto, spettacolo, trasmissione per ricordare sempre e comunque la data dei referendum e l’invito a partecipare? Nessuno si preoccupi, non ci sono né circolari, né liberatorie che possano impedire a qualcuno di dare una notizia.
Senza aspettare alcuna autorità di garanzia perché non istituiamo un osservatorio per rilevare quanto, come e dove sarà dato spazio e ospitalità ai comitati che hanno promosso i referendum e agli esperti che loro decideranno di incaricare?
Pur di affossare i referendum cercheranno di trasformare la competizione in uno scontro tra schieramenti e tra partiti, sarebbe esiziale cadere in questa trappola, e per questo o, se potessimo dare un consiglio alle forze politiche che pure hanno appoggiato questo o quel quesito, ci permetteremmo di suggerire loro di affidare la presentazione dei singoli quesiti a chi conosce la materia, a chi ha raccolto le firme, a chi è estraneo al teatrino quotidiano, a chi ha più a cuore i temi dell’acqua, del nucleare, della legalità, che non le risse tra questo e quello.
Per riuscire a vincere hanno bisogno di trucchi, di brogli, di oscurità: per farli perdere noi abbiamo invece bisogno di trasparenza, di irritualità, di coraggio politico e civico, di creatività spiazzante.
Tanto per capirci l’appello al voto finale e alla partecipazione, in prima serata tv a reti unificate, lo faremmo fare a Adriano Celentano sul nucleare, a Don Ciotti sulla legalità, e ad uno, meglio ad una, di questi straordinari volontari che hanno raccolto un milione e quattrocentomila firme per l’acqua pubblica.
Così, senza tante parole, e senza tanti comizi, sarà immediatamente chiaro a tutti che da una parte sono schierati i vecchi signori e padroni dei conflitti di interesse e dall’altra chi ancora crede nell’interesse generale e nel diritto di tutti a vivere in un sistema politico ed ambientale quanto meno respirabile.
Giuseppe Giulietti

(5 maggio 2011)
Via MicroMega – La pagina dei blog

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