"Io donna non mi sento più italiana": l’evento Facebook

Copincollo di seguito il testo della lettera al Presidente della Repubblica scritta da Colette Esposito e riportata in un evento Facebook creato da Emanuela Chiarini (che ringrazio per averla portata alla mia attenzione):



Egregio Presidente della Repubblica,

mi rivolgo a Lei in quanto massima istituzione del nostro Stato e garante della nostra Costituzione per esprimere la mia profonda indignazione, nausea, sconcerto, nell’assistere allo squallido spettacolo di una classe politica – a cominciare dal Presidente del Consiglio – che con le sue continue parole offensive e degradanti mostra di non rappresentare la metà e oltre della popolazione italiana, non riconoscendole neanche il pieno status di persona e cittadina di questa Repubblica.
Ricordo che la nostra Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e che l’art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo stabilisce che “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”.
Con espressioni come “forza gn…” o “vai a farti sc…” espresse da persone che dovrebbero rappresentare il popolo sovrano, si violano palesemente quelli che sono i fondamenti della Repubblica italiana e di ogni convivenza civile. Sollecito da parte Sua un doveroso atto ufficiale di richiamo verso la persona del Presidente del Consiglio e chiunque calpesti i diritti basilari di cittadinanza delle donne italiane. Sarò costretta, se questo stato di cose permane, a rivolgermi a organismi sovranazionali, a cui appellarmi, insieme ad altre donne come me indignate, perché prendano immediati provvedimenti verso lo Stato italiano, già oggetto di richiami a livello europeo e internazionale per la vergognosa condizione in cui versano i diritti delle donne.

Per scrivere alla Presidenza della Repubblica:
https://servizi.quirinale.it/webmail/

NB: Dopo la spedizione occorrerà rispondere ad una mail che il sito del Quirinale invierà al vostro indirizzo di posta elettronica per conferma.

Clicca qui per partecipare all’evento Facebook “Io donna non mi sento più italiana. Lettera a Napolitano”.

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10 thoughts on “"Io donna non mi sento più italiana": l’evento Facebook

  1. Ti sento molto arrabbiata cara Adriana, credo che dobbiamo sperare che qualcosa cambi, lo so che sembra impossibile sperare è sempre bello.Buon fine settimana cara amica.Tomaso

  2. Vale anche per noi alligatori con la coda … non sentirci più italiani, ma anche europei (magari per altre questioni). Non so quanto serva dirlo al Presidente, ma capisco l'intenzione.

  3. ciao Adry grazie,hai ragione, tentar non nuoce, tutte le vie sono valide per tentare di cambiare le cose, sara' rimasto qualcuno responsabile e al di fuori delle parti, speriamo, ciao buona serata rosa.)

  4. sto pensando seriamente se aderire o meno a questa iniziativa, lodevole di sicuro, però mi sa tanto di operazione "salviamo il panda dall'estinzione". Non possiamo essere sempre noi donne per prime a ghettizzarci ed etichettarci, se vogliamo chiedere le dimissioni del premier perfetto, ma tutti insieme, maschi e femmine, vecchi e giovani, in quanto cittadini italiani, non solo le donne in quanto donne, che ne dici?

  5. scusa, dimenticavo: il problema è che non sono solo le donne a non sentirsi più italiane, ma proprio tutti i cittadini, tutte le categorie, tutte le classi sociali…dobbiamo agire uniti perché quello non schioda anche l'Italia è sull'orlo del burrone.

  6. ieri avevo lasciato un commento che oggi non leggo…cmq ti dicevo che sarei andata a sbiriciare l'evento di FB, anche se concordavo con Ally che a essere indignati (tanto da sentirci sempre meno italiani), non siamo solo noi donne, ma TUTTI, indistintamente.

  7. E' normale che su un'iniziativa come questa non siamo tutti d'accordo, ci mancherebbe. Francamente io stessa non sono convinta che un evento su Fb, pur con letterine a Napo Orso Capo, possa cambiare la faccenda. Nel dubbio, però, io aderisco… a tutte. Fosse anche solo per fare un po' di rumore, cioè di sensibilizzazione…

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