Ma che cosa fa davvero un #giornalista?

Ricevere una lista di dieci domande stilate da una giovanissima studentessa per una tesina. Prenderle sul serio, con tutta la serietà che meritano le curiosità di chi ancora deve decidere cosa fare della sua vita. Rendermi conto del fatto che farlo, il lavoro, mi occupa talmente tanto tempo che ne resta pochissimo per pormi delle domande. Decidere che allora l'”Intervista alle professioni” che mi è stata consegnata può essere un’ottima occasione per fare il punto della situazione; utile soprattutto per me. Procediamo.

foto professioni
Il foglio con le domande

1) In che cosa consiste il suo lavoro? Quali attività svolge?

Il mio lavoro è cambiato tantissimo da quando ho cominciato a farlo, ormai più di dieci anni fa. Quando ho iniziato si trattava esclusivamente di scrivere articoli e interviste, e dopo qualche tempo ho iniziato a occuparmi anche di uffici stampa: preparare cartelline stampa, inviarle ai giornalisti, organizzare conferenze stampa. Penso con nostalgia al fatto che i primi articoli per la Gazzetta d’Alba li portavo a mano in redazione, salvati su floppy disk. Poi è venuta l’era del web, che ha stravolto completamente il mestiere del giornalista. Oggi direi che i giornalisti stanno per lo più dietro i computer. Non sono convinta che di per sé la cosa sia positiva, anche perché non ho mai pensato che un giornalista che sta lì ad aspettare i comunicati stampa per poter fare copia&incolla si possa definire tale; eppure, tanti fanno così. Invece di bello nello stare dietro a un computer c’è: assistere a ciò che succede in tempo reale tramite i social network; confrontarsi costantemente con cittadini e colleghi; aprire le vedute, scoprire quello che avviene nel mondo. Nel mio caso la scrittura per il web è diventata praticamente l’attività principale e per di più quando non sto scrivendo, molto spesso sto facendo live tweet oppure tenendo incontri sulla scrittura e sulla comunicazione sul web. Sono molto fortunata perché da quando mi è stato regalato il mio primo blog, nel 2004 (sono passati quasi dieci anni! Gulp!) la rete è diventata la mia passione e oserei dire il mare in cui preferisco sguazzare. Così il cambiamento radicale nel mio settore lavorativo è stato per me non solo naturale ma anche estremamente stimolante.

2) Qual è il suo orario di lavoro?

Il mio orario di lavoro è estremamente flessibile. Sia chiaro: ho la fondata impressione che chi lavora in proprio alla fine lavori una quantità di ore nettamente superiore rispetto a chi ha un orario fisso; o meglio, il lavoro del freelance tende asintotticamente a occupare tutto il tempo a disposizione, come i gas con lo spazio che li circonda. Però questa flessibilità io la adoro, perché mi dà la possibilità di decidere di tenere qualche ora per me, o di seguire mio marito, musicista, a qualche suo concerto o in tour, magari lavorando 15 ore in altri giorni per tenermi questi spazi liberi. Il requisito fondamentale per poter svolgere un lavoro da freelance è sapersi organizzare.

3) Ci potrebbe descrivere il suo ambiente di lavoro? Quali strumenti utilizza?

Qualsiasi posto è un buon ambiente di lavoro, basta che ci siano il mio Mac, una rete wi-fi e il fedelissimo iPhone (sì, possono ancora servire anche penna e taccuino).

4) Con chi ha rapporti di lavoro?

Una delle cose che mi sono sempre piaciute di più del mio lavoro è avere rapporti… con tutti. Dal negoziante al ministro, dal medico all’imprenditore, dall’associazione di volontariato al gruppo sportivo. Sono molto curiosa ed è sempre bello incontrare persone nuove e scoprire realtà diverse. La gente ha un sacco di fantasia e ne inventa qualcuna ogni giorno. Sono convinta che tutti abbiano una storia da raccontare e quindi tutte le persone che incontro meriterebbero un’intervista.

5) Come si arriva a svolgere questa professione?

La realtà è che ci si arriva in tanti modi. Esistono scuole e percorsi formativi che nascono con l’obiettivo di avvicinarti al mestiere di giornalista ma non sono mai stata convinta che siano l’unica via, o la migliore, per creare dei bravi giornalisti. Personalmente, non ho fatto un percorso “tradizionale” ma sono stata “folgorata sulla via di Damasco”: la mia formazione si è svolta soprattutto sul campo e il mio percorso universitario non è strettamente pertinente con l’attività giornalistica, anche se devo dire che nel tempo mi è stato molto utile.
Inoltre va segnalato che in Italia i giornalisti fanno parte di un Ordine professionale, suddiviso in due elenchi: pubblicisti (coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se contestualmente ad altre professioni o impieghi) e professionisti (coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione giornalistica), e che anche l’esistenza stessa di questo Ordine è oggi controversa.

6) Quali sono le difficoltà ed i rischi?

the_Journalist_by_rossinart
the Journalist by ~rossinart on deviantART

Nel nostro Paese le difficoltà sono legate soprattutto al calo di vendite dei giornali cartacei, che ha portato a un tracollo del numero dei posti di lavoro in questo settore. Direi che oggi percorrere la strada per diventare giornalista è altamente sconsigliato per chi ha in mente l’idea del posto fisso; ma del resto è sicuramente molto meglio schiodarsi dall’antico mito del posto fisso anche per un sacco di altre professioni. Gli altri rischi in cui può incorrere un giornalista sono legati al mancato rispetto della normativa che disciplina l’attività giornalistica e più in generale della Legge. Purtroppo però va segnalato che in tanti Paesi del mondo ancora oggi i giornalisti rischiano la vita svolgendo il loro lavoro.

7) Quali capacità è necessario possedere?

Le prime che mi vengono in mente: curiosità, voglia di fare, attitudine a comunicare con gli altri, facilità di scrittura, capacità di adattarsi e reagire rapidamente alle situazioni, saldi principi etici.

8) Offre buone possibilità di impiego e di guadagno?

Leggendo la domanda in un secondo mi è venuto in mente “no”. Specifichiamo. Buone possibilità di impiego, come detto prima, direi proprio di no: i tempi sono cambiati. Per quanto riguarda il guadagno, una delle difficoltà fondamentali dell’attività di giornalista – soprattutto freelance – è proprio quella di farsi pagare. Purtroppo però molti miei colleghi rovinano la propria carriera ed anche il mercato accettando di lavorare gratuitamente oppure a compensi bassissimi. Questo è un errore molto grave che si può sintetizzare così: “a volte le persone si danno la zappa sui piedi”.

9) Quali sono gli aspetti positivi più gratificanti del suo lavoro?

Innanzitutto la sensazione di essere utile per le persone che leggono, di svolgere un servizio. E poi chiaramente di vivere facendo quello che ti piace.

10) E quelli negativi?

Confrontarsi quotidianamente con le persone è bellissimo ma anche molto difficile. Espone a continue tensioni, delusioni, difficoltà. Bisogna essere molto saldi nelle proprie convinzioni e nei propri principi per non lasciarsi deviare o abbattere. E possibilmente non nutrire mai aspettative eccessive, in modo da non rimanere delusi e anzi da godere sempre di ciò che si ha.

P.S. chiaramente tutto questo è IMHO

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12 thoughts on “Ma che cosa fa davvero un #giornalista?

  1. Adriana che bella questa intervista, dico davvero, mi è piaciuta molto! La passione per il tuo lavoro traspare da ogni riga, quando ho letto “E poi chiaramente di vivere facendo quello che ti piace.” mi son venute le lacrime agli occhi 😥 penso sia l’aspirazione di ogni essere umano!
    Sono felice per te cara smack

    1. Eh eh che bel commento! 🙂
      Addirittura un post commovente ho scritto! 🙂
      A parte gli scherzi, sono contenta che venga fuori il mio amore per quello che faccio, perché davvero l’ho voluto fortemente e ho lottato per riuscirci, e ce la metto tutta. E penso davvero di essere fortunata a poter fare ciò che mi piace.
      Quindi grazie e un bacio grande

  2. Adriana quanto una persona mette il cuore in quel che fa è speciale!!! Però devi ammettere che esiste anche gente che usa ogni mezzo pur di farsi strada….
    Un saluto e complimenti!

  3. Eh, anche a me sarebbe piaciuto scrivere per un giornale, ma ora non c’è più tempo.
    Comunque, penso che fare quello che piace e per cui si è portati sia la cosa più bella.
    Tutti i lavori richiedono sacrificio e impegno e, a volte, presentano cocenti delusioni, ma si assorbono meglio, quando si ha una vera passione.

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