Il nostro Salone del Libro @SalonedelLibro #SalTo30 @FilCosentino

Ovvero di come un’adunata oceanica si è trasformata per noi in un momento intimo e di famiglia, con tutte le riflessioni che ne conseguono.

Diciamo che è stato un inverno lungo, con la piccola spesso malata ed io anche. Diciamo che siamo uscite poco di casa e che spesso mi è parso che come provavo a rialzare la testa ci fosse subito qualcosa di pronto a ricacciarmi sotto. Diciamo che anche adesso ci sono cose che non girano ma che non ho voglia di aprire questo capitolo, non adesso.

Voglio provare a prendere il buono e il buono è che da parecchi anni non riuscivo ad andare al Salone del Libro, un evento che a lungo invece era stato qualcosa di imperdibile e, come si diceva allora, perfino “mitico”. Qualcosa dove due amiche neoliceali si facevano portare dalle mamme a conoscere Morgan in anni in cui ti sembra che abbia senso andare con le mamme a una fiera a vedere Morgan in persona, per dire.

Fatto sta che quando Filippo mi ha proposto che la birba ed io lo seguissimo al concerto che avrebbe tenuto al Salone, sono sicura di aver scosso la testa ancor prima di pensarci su. Ma sono settimane così, in cui ho voglia di provarci e di provare ad andare oltre, così ho deciso di bandire ogni cautela (suderà? ci sarà l’aria condizionata? raderemo al suolo gli stand per poi buttare il sale, come a Cartagine?) ed eccoci qui col risultato.

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Principessa duenne fotografa concerto del papà

Come avete capito a Torino poi ci siamo andati in effetti, e adesso che ci penso la cosa si può suddividere in un prima, durante e dopo il concerto.

Prima: il caos. Mia figlia si sentiva terribilmente a casa al Salone del Libro, così dopo tre minuti che eravamo dentro si è tolta le scarpette e ha iniziato a correre ovunque. Io ero terrorizzata perché era la prima volta che ci trovavamo in mezzo a così tanta gente: avevo paura di perderla, di voltarmi e in un secondo non vederla più. Abbiamo scorrazzato all’impazzata (con un effetto cangiante/psichedelico al padiglione 2 che aveva il tappeto dello stesso colore fosforescente della sua t-shirt) per poi sederci su alcuni cuscini rossi in uno stand mi pare di un’azienda di consulenza di web marketing. La principessa non ha perso tempo e ha buttato per terra i cuscini, per poi sedersi sulle panchine e iniziare a cantare “Tanti auguri a te” a un volume che sovrastava il sottofondo del Salone, pubblico, relatori ai microfoni, code interminabili. Una delle standiste ci è venuta incontro con espressione da killer, così ci siamo ritirati alla chetichella verso lo spazio Music ‘n’ Books dove il consorte si sarebbe dopo poco esibito.

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Sono teneri questi Cosentino, vero?

Durante: di come ho cercato di limitare i danni. Beh, la birba, vista la familiarità col papà, è entrata nello spazio Music ‘n’ Books e si è fatta avanti proclamando “Aiuto papà a suonare”, per poi avvicinarsi alle corde della chitarra e fargli vedere con le dita: “Si fa così”. Poi Fil in qualche modo è riuscito a riprendersi il suo posto e ha iniziato a presentare le attività Milleunanota, e poi a suonare. Nel tempo di pochi brani, la principessa si è sentita ancora più a casa, così si è tolta anche i calzini ormai neri, ha rovesciato più volte acqua da una bottiglietta (ma la moquette assorbe tutto immediatamente, per fortuna!) e si è poi lanciata nel reportage fotografico che state vedendo. E’ stata dolcissima.

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Sì, le foto che scatta sono vere foto

Dopo: il dopo è bello. Perché ho un ricordo bellissimo in più ma soprattutto perché ho avuto la sensazione di una porta che si apre. Non voglio dirlo troppo forte, so che ci saranno altre difficoltà a non finire ma stavolta la bimba mi è sembrata grande. Bello, questo, non perché ho fretta che cresca ma perché si è goduta il concerto in un modo diverso. Ce lo siamo goduti tutti in un modo diverso, e così un momento che sarebbe già stato speciale lo è diventato ancora di più, perché ci siamo sentiti famiglia. A dire la verità ci ho riflettuto parecchio: quanti non-fatti si saranno verificati durante il Salone? Quante persone hanno incrociato gli sguardi, quante si sono innamorate? Quante hanno capito che la strada che stanno percorrendo non è quella giusta per loro?

Mentre fantastico, però, mi godo il mio di momento, perché è stato unico, e sono sicura che ha aperto la strada a tanti altri in cui ci saremo noi, famiglia, che cresciamo e viviamo le giornate sempre più insieme, tutti e tre, rendendole ancora più speciali.
Lo sento.

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