Azzorre, "corrida ad ombrello" nel cuore dell'anticiclone

Nove isole oceaniche portoghesi, a metà strada tra l’Europa e l’America. Mitologici resti di Atlantide dove, oggi come nel 1500, si svolge la tourada a corda che non uccide i tori.

Un piccolo arcipelago di nove isole vulcaniche, a largo del Portogallo, a metà strada tra Europa e America. A quattro ore di volo dall’Italia, con scalo a Lisbona. Noto come il giardino dell’Oceano Atlantico. L’eden dell’anticiclone. Mitologica essenza di ciò che resta di Atlantide, il continente perduto.

Azzorre. Una sola parola per esprimere bellezza, natura e semplicità. Qui, i vulcani rappresentano il fascino di questa terra, ma anche il lato oscuro. Le varie eruzioni, i terremoti, sconquassano le isole mietendo vittime, senza però riuscire a placare l’animo forte e risoluto dei suoi abitanti.

Ed è così, che nel corso dei secoli, gli azzoregni restano ancorati ai loro scogli in mezzo alle onde oceaniche. Il terreno è fertile, reso tale dalla sua stessa origine vulcanica, i pascoli sono lussureggianti, i vigenti che producono vino rosso, detto tinto, sono circondati da recinti di rocce nere per preservarli dal vento.

Le strade sono costellate da miriadi di coloratissime ortensie, il fiore simbolo delle Azzorre. Questo è il luogo dove nascono i colori, luminosi, intensi, puri. Il verde delle pianure scivola fino all’azzurro delle acque dell’oceano. Il colore del muschio sugli alberi acceca di luce, le ninfee addormentate sui piccoli laghetti, sembrano gemme incastonate nel gioiello della natura.

Una delle isole più emozionanti è Pico con il suo panorama reso unico dallo svettante vulcano. E’ piccola, graziosa, pacifica, ordinata. Il tempo è scandito dalle ore dedicate al pascolo, alla pesca e all’osservazione della “montagna di fuoco”, alta oltre duemila metri.

Alcuni viaggiatori ne raggiungono la cima al mattino, quando è ancora avvolta da una fitta nebbia. La temperatura non cala quasi mai al di sotto dei quattordici gradi invernali e si assesta intorno ai ventisei, ventotto estivi.

In mezzo a tutto questo tripudio di secolare e immacolato incanto, gli isolani rispettano le loro tradizioni più antiche. Indipendentemente dal significato, spesso religioso, delle loro usanze, le feste sono sempre molto gioiose ed organizzate con profusione di fiori e di profumi.

Una delle più importanti, e sicuramente la più avventurosa, è la famosa “tourada à corda”. Tipica di Terceira, l’isola più occidentalizzata dell’arcipelago, ma non solo.

L’evento si svolge in strada e ha come protagonisti alcuni giovani e i malcapitati tori che, dubito molto apprezzino questo “gioco”. La tourada, regolata da rigide norme, risale al 1500 e la sua caratteristica principale è che l’animale non venga mai ucciso. Ogni manifestazione può presentare non più di quattro tori, ciascuno di almeno tre anni, e la competizione deve durare trenta minuti al massimo per ogni toro.

Gli attrezzi utilizzati non devono ferire gravemente l’animale che, in ogni caso, riceve cure   veterinarie. Per questo vengono usati solo degli ombrelli che, in ogni caso infastidiscono l’animale.

Tutto si svolge nella strada principale e in questo modo: il toro si trova inizialmente in una grande cassa di legno chiusa. Prima di liberarlo si spara un petardo, anche per avvisare gli spettatori di restare dietro le barricate di legno, disposte lungo i lati della strada.

Il toro è legato ad una lunga corda e un gruppo di uomini, attorno a lui, inizia questa sorta di gioco. I toreador – se tali si possono definire –  devono irritare l’animale e ci riescono molto facilmente, dimostrando, soprattutto alle ragazze, il loro coraggio e la loro abilità. Dubito che avrebbero successo così agevolmente se l’animale fosse libero.

Uno alla volta, i partecipanti infilzano gli ombrelli aperti nel collo del toro che, dimenandosi, cerca di liberarsi, mentre altri tengono la corda tesa in modo che non provochi danni scagliandosi ovunque.

E’ uno spettacolo crudo, pericoloso, sebbene l’animale non faccia la fine dei tori nelle arene spagnole. Un altro scoppio di petardo indica una breve pausa, durante la quale, tra l’incitazione generale, il toro viene sostituito.

Tutte le manifestazioni locali sono vivaci e alcune, come la tourada, chiassose, in netta contrapposizione con la quiete delle isole, ma tutto ciò rende le Azzorre un piccolo mondo misterioso da scoprire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...