Etiopia, la tradizionale cerimonia del caffè berekha

In un momento difficile e incerto come l’attuale, dovuto alla pandemia Covid19 in corso, ti offro, sperando di allietarti un po’, una breve lettura leggera, fatta di curiosità, di passione per il viaggio e di sguardi verso terre lontane.

Corno d’Africa, terra dal fascino millenario e dalle ancestrali usanze, così diverse dalle nostre e, a tratti, così simili. Un viaggio alla scoperta delle tradizioni di un popolo.

Paese che vai, usanze che trovi. Recita così un vecchio detto, buono per ogni occasione. E la nostra occasione è offerta da una fumante tazzina di caffè. In Etiopia, terra del corno africano, diversamente dal nostro Paese e dall’Europa in generale, l’usanza di bere il caffè è più di un semplice gesto frettoloso compiuto la mattina, magari al bar, prima di andare al lavoro.

In un mondo completamente diverso da quello a cui siamo abituati, anche questo semplice gesto assume un significato particolare. Ed ecco che il chicco diventa protagonista di un’occasione da non perdere.

Qui, la cerimonia del caffè, nero, bollente e abbondante, è sinonimo di ospitalità, un segno di amicizia e di rispetto, sia che l’ospite venga invitato da un etiope nella propria abitazione, casa o capanna, sia che si rechi in un qualsiasi locale che pratichi questa tradizione.

Una volta entrati in uno dei localini, è come valicare il portale verso un luogo sconosciuto fatto di lentezza e di aromi profumati. Di solito, il pavimento grezzo e non piastrellato del locale, è cosparso di erba fresca a rappresentare la natura, ma anche come buon auspicio. Scelto il proprio tavolo, è molto probabile che sia una giovanissima etiope ad accogliervi e a preparare l’agognata bevanda.

Tutto inizia bruciando dell’incenso dal profumo intenso in un incensiere di coccio accanto al quale la giovane, a mani nude, lava i chicchi bianchi di caffè in una ciotola. A lavaggio ultimato, li tosta in una padellina posta su un piccolo braciere e quando il fumo inizia ad inebriarsi nell’aria, cortesia e consuetudine vogliono che venga sospinto, con il fiato, verso il cliente o l’ospite, in modo che possa assaporarne gli aromatici effluvi.

Una volta pronto, il caffè viene servito in tazzine senza manico, versato da una piccola brocca scura dalla forma tondeggiante e dal collo sottile. Ogni tazza viene sempre riempita fino all’orlo. Lo zucchero è offerto a parte.

A tal punto si inizia a sorseggiare. Piano piano. E’ un rito che va gustato attimo dopo attimo e che, di solito dura dai trenta minuti all’ora intera. Il sapore è molto simile al caffè nostrano, forse un po’ più leggero, ma ugualmente gustoso ed è buona cosa berne almeno tre tazze, in quanto la terza è la cosiddetta tazza berekha, ovvero quella della benedizione.

A rito terminato, meglio non stupirsi troppo se la ragazza che ritira le tazzine procede a lavarle alla maniera locale, cioè sciacquandole in una bacinella d’acqua fredda e riciclata per poi riporle sul vassoio fino al successivo caffè. 

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