La “giovane” blogger

Non è tanto per vanagloria (che comunque c’è sempre quando si pubblica sui social di sé, giusto?) ma per archivio, che ho pensato di raccogliere le due interviste che sono uscite nelle scorse settimane su Gazzetta d’Alba, che mi ha fatto il collega Matteo Viberti. Poi, mentre le salvavo, mi sono resa conto che danno un po’ il senso del momento in cui mi trovo, un momento in realtà molto faticoso e di grande confusione. Su Facebook ironizzavo sull’idea di “giovane” blogger ma in fin dei conti è più o meno da quando è nata mia figlia che le cose sono cambiate. “Fino a che età si è giovani?”, mi ha chiesto ironica una persona con cui collaboro, qualche mese fa. E io mi chiedo: fino a quando potrò continuare a essere una giovane blogger? La risposta, per ora, non ce l’ho.

intervista social network Adriana Riccomagno
Quest’intervista faceva parte di un’inchiesta sull’uso dei social network sul territorio
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Questo invece un discorso di stile di vita, riflessioni sul presente (uscita il 9 maggio)

È che mi disegnano così #presanellarete

Che personaggio favoloso, Jessica Rabbit: la lezione del non prendersi sul serio. Così questa citazione l’ho usata spesso nella vita, più che altro per ricordare a me stessa quanta ironia serva per affrontare la vita di ogni giorno. Del resto prima o poi sarebbe dovuto accadere: sospettavo che mi sarei trasformata in un fumetto, in un cartone animato, bidimensionale magari, possibilmente. Una sera di qualche settimana fa è successo, mentre io già dormivo da ore: mi sono svegliata la mattina dopo è quel tag su Facebook mi ha fatto scoprire di essere diventata una caricatura rotondetta recante scritta “Natural born social” e con, sotto quel quel post, una didascalia ancora più divertente, “Che flash Adriana”.

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A mezzanotte, come in una famosa favola di scarpette e zucche, una mia allieva che frequenta il corso di ecommerce in Apro mi aveva trasformata in una me sorridente e fumettosa, una “Presa nella rete” in cui mi sono immediatamente riconosciuta e che infatti è immediatamente diventata a buon diritto l’immagine della mia pagina FB Presa nella rete, del mio account Twitter Presa nella rete, nonché di LinkedIn, oltre che ovviamente header di questo sito.

L’artista si chiama Fabrizia Garbuglia ed è deliziosa come le sue creazioni: se fossi in voi andrei a curiosare il suo profilo LinkedIn che ho linkato qui sopra… chissà che non abbiate l’occasione di diventare un fumetto anche a voi…

La prima notte lontana da mia figlia, e come la vita cambia i piani

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
– Theodor Adorno

E così solo due sere fa mi trovavo ad aspettare un treno per Napoli alla stazione di Torino, e scrivevo così (e questo avrebbe dovuto essere il post che avrei pubblicato):

“La prima volta lontana da te è un vero casino, mia principessa. Non che tua madre sia mai stata un cuor di leonessa, tutt’altro. Fatto sta che quasi senza pensarci ho aderito a un’avventura che si presenta entusiasmante, poi, a mano a mano che sono passati i giorni e si è avvicinata l’ora della partenza, l’ansia è salita ai livelli di guardia: dal deragliamento del treno all’attentato, a, come mi ha scritto la cara amica Laura, “alla caduta di un meteorite hai pensato?”, queste ultime notti sono trascorse insonni, per fortuna nell’ottima compagnia di Elif Shafak. Un paio di giorni fa ho preso una bella carta da lettere con delle decorazioni dorate, risalente credo alla mia adolescenza, e ti ho scritto un breve biglietto… nel caso in cui non tornassi. Ho paura, sì, mi esce dalle orecchie: “non è il coraggio che mi manca, è la paura che mi frega”, pensavo stanotte. Il biglietto è breve perché non ho molto da dire in realtà: sono una persona felice e realizzata, soprattutto da quando sei nata tu. Ah, ho parlato con altre mamme: alcune hanno scritto lettere simili alla mia, altre hanno pensato di farlo, comunque non tutte. Ovviamente ho pianto e probabilmente piangerò.

Allora la domanda è questa: perché lo fai? Per te, credo. Perché sono convinta che tu sarai più coraggiosa e realizzata anche in base a quanto io lo sarò; perché credo che conti l’esempio più di tante parole, e spero che tu abbia la possibilità nella vita di fare tante esperienze arricchenti come sono sicura che questa sarà per me.”

Poi sono partita, e a Napoli sono anche arrivata, dopo aver perfino dormito bene nella cuccetta; significa che alla fine ero pronta a vivere la mia avventura, preoccupata ma anche soddisfatta di me? Probabilmente sì ma non lo sapremo mai. Ho salutato il Vesuvio dal finestrino, sono scesa dal treno, ho comprato un biglietto per Torino e sono ripartita: sono dovuta tornare, perché la vita ha deciso di scompigliare i piani, come del resto è solita fare.

Sono arrivata a casa a pezzi, e a casa ad aspettarmi c’era una busta o meglio un delizioso pacchetto di speranza e amicizia.

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N.B. il cupcake sulla busta ❤

Quando mi sono seduta sul lettone ad aprirla con mia figlia, che felicità!

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Questo biglietto è un pro memoria: mi ricorda come in rete si creino rapporti meravigliosi, ché era da un po’ che qui sul blog bazzicavo troppo poco…

Era il premio al vincitore del giveaway di Wanesia su Instagram, cui ho partecipato con piacere perché la seguo online ormai da tanti anni; tanto che, curiosamente, è già il suo secondo giveaway che vinco… Qui avevo raccontato di aver vinto il primo, nel 2012 (Ho vinto il giveaway di Wanesia!), qui l’arrivo del regalo di allora (Ecco i pirottini dalla Germania!), e sì, devo dire che lei li sa proprio scegliere bene.

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Le confezioni di #mrwonderfulshop sono sempre TOP

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Infine ecco i link per seguire l’amica expat: qui trovate Wanesia su Instagram, Facebook e il suo blog.

Sulla dolorosa e improvvisa vicenda che mi ha spinta a lasciare Napoli, forse tornerò più avanti, più a freddo. Per intanto medito sulla libertà insieme al teologo Vito Mancuso e mi godo gli abbracci e le carezze di mia figlia.

La giornalista #giornalismo #web #Facebook

Lo spunto per questo post nasce da alcuni, ve lo dico sin da subito, vani, tentativi di confronto e di corretta informazione in un gruppo Facebook. Non intendo approfondire qui le ragioni per cui in questo gruppo la situazione sia così degenerata, anche perché mi pare di capire che la necessità di comprendere quello che sta succedendo sul web sia ormai diffusa ed evidenzi che… sì, qualche problema c’è. E per fortuna ci sono personaggi e realtà ben più autorevoli di me che si stanno confrontando sull’argomento per cercare delle soluzioni. A questo proposito aggiungerò solo che non credo nella censura in qualsiasi forma, e che quindi ritengo necessario che le misure da prendere passino dalla formazione dei cittadini, dalla cultura, dal dialogo aperto.

I punti che vorrei evidenziare prendono le mosse da un post che riguarda – che caso! – i vaccini, dove una mamma chiede consiglio alle altre mamme sull’opportunità di fare o meno il vaccino contro il meningococco B.

  1. La prima riflessione doverosa è che non è quella la sede in cui porre un dubbio come questo, visto che ci sono organismi preposti (un servizio Vaccinazioni dell’ASL, il Ministero e così via), così ho pensato di indicare nei commenti il numero di telefono e il link al Servizio Vaccinazioni. Questo però dovrebbe valere sempre: se devo chiedere un’opinione su quali vestitini comprare a mia figlia probabilmente un gruppo di mamme va bene ma per discutere di temi scientifici sarebbe meglio rivolgersi ai professionisti (anche questo tema oggi fin troppo dibattuto, e no, l’opinione del tabaccaio sotto casa che ha letto tanti blog “informati”, non vale quanto quella di Roberto Burioni, checché se ne possa dire).
  2.  La seconda riguarda un commento in cui una mamma, fra le più attive nel gruppo, attribuisce a un professionista alcune dichiarazioni che non risulta lui abbia mai rilasciato. Quando glielo faccio notare, la mamma scrive un altro commento che inizia con “Nonostante i tentativi di infangare sempre l’ opinione e i commenti altrui…”. Qui a dire il vero non c’è molto da discutere, se non da ricordare che chi scrive cose scorrette o quantomeno imprecise al massimo si infanga da solo (fra l’altro, anche sul Web, scripta manent) e non sono certo io a dovermi sporcare le mani.
  3. La terza parte dal fatto che, dopo aver evidenziato questa situazione, inizio a dialogare e porre alcune domande, che, anche se mi presento in modo palese e onesto come giornalista, vengono immediatamente etichettate come polemica, ed io invitata a tacere in vari modi e a cambiare aria.
  4. L’ultimo punto che vorrei analizzare parte invece da qui: “Senti, giornalista, se vuoi fare un servizio con più fonti autorevoli, vai sul gruppo Comilva, invece che stare qua. Troverai tutti i contatti che cerchi. La scienza non dovrebbe essere un opinione, eppure fonti autorevoli danno un quadro di diversa lettura. Oltretutto è sbagliato fare passare x emergenza quella che, ad oggi, emergenza non è. Solo i giornali e le testate lo dicono. Le notizie dovrebbero essere vere ed imparziali, non condite dall’opinione del giornalista, altrimenti fai il blogger.” Premesso che nessuno ha cercato di far passare per emergenza quella che difatti per fortuna non è, e che – come chi ha letto fin qui avrà capito ma evidentemente non queste mamme – io la mia opinione in questo contesto non l’ho proprio neanche scritta,  tengo a segnalare che la tanto osannata (seppur non da me) Oriana Fallaci, era una giornalista, come lo sono Andrea Scanzi e Alessandro Sallusti. Solo per fare alcuni esempi. Evidentemente qualcuno ignora che esiste anche il cosiddetto giornalismo d’opinione: la stessa Carta dei doveri del giornalista parla chiaro quando dice che “Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d’informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963“, e ancora: “Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone“. Queste riflessioni ci portano al lavoro degli editorialisti, figure che dell’opinione fanno la loro professione, mentre per quanto riguarda ad esempio i fatti di cronaca è ovviamente prioritario il fine dell’obiettività nel racconto, a tendere verso lo stile del cosiddetto giornalismo anglosassone (ricordate le cinque W?). Per altro negli ultimi anni la tendenza nel giornalismo è stata quella di schierarsi sempre più apertamente: una scelta che si è dimostrata premiante nella diffusione ma che qui non mi interessa discutere. Voglio solo precisare che al giornalista come a chiunque altro non è in alcun modo vietato di esprimere la propria opinione, e ci mancherebbe altro, e che l’idea che il fatto di esprimerla o meno lo distingua da un blogger è priva di qualsiasi fondamento. Semplicemente, anziché su un giornale, il blogger , che non ha fatto la trafila per diventare giornalista professionista o pubblicista, scrive online sul proprio blog (o su altro blog): tant’è.

Infine, visto che questo in fondo è proprio il mio blog, voglio concludere con qualche riflessione di taglio più personale: quando ho iniziato l’attività di collaboratrice del settimanale locale, ormai quasi 14 anni fa, l’ho fatto con l’idea di provare veramente ad approfondire la verità. Chi mi conosce e mi segue, sa quanta passione ci metta e quanto senta la responsabilità di quello che scrivo. Non a caso posso citare negli anni numerosi miei servizi su temi su cui non sono personalmente d’accordo: penso al primo servizio uscito in zona sul parto in casa, già parecchi anni fa, ad esempio, oppure ad alcuni servizi sull’“homeschooling”, l’educazione parentale, che non praticherei mai ma sono stata ben lieta di aver conosciuto e raccontato, nella più onesta convinzione di stare facendo informazione.*

Del resto, una finalità ultima dell’informazione non è capire che cos’è meglio? Dal confronto sui vaccini (che purtroppo però non c’è) non vorremmo, tutti noi genitori, sapere cosa è meglio per i nostri figli? La realtà è che si è persa questa finalità ultima, quella del bene comune, sovrastata dal fatto che ognuno si sente in dovere di avere ed esprimere un’opinione su qualsiasi argomento, e infine di di imporla agli altri. Oltre e a sottolineatura di quanto avevo già scritto in un post precedente, per questo 2017 mi auguro apertura mentale e al dialogo e disponibilità a cambiare opinione, per me e anche per gli altri.

*Attenzione: qui entrerebbe in gioco anche il discorso del false balance ma mi limito a invitarvi a leggere la relativa voce di Wikipedia e a ripensare a chi ha invitato in trasmissioni televisive Red Ronnie a confrontarsi con dei professionisti proprio sui vaccini

P.S. a proposito di cambiare opinione negli anni: se cercate il mio nome su Google, non so bene a che punto dell’indice, potrete trovare una mia vecchia (ma vecchia!) intervista in cui dichiaravo che no, il giornalismo online non avrebbe raggiunto la stessa credibilità della carta stampata. E quindi? Evviva l’aver cambiato opinione! La credibilità non dipende certo dal supporto. L’unico problema è che adesso cliccando sul sito si becca un virus (quindi, nel caso in cui vi sia venuta la curiosità di andare a ravanare, beh, non ditemi che non vi avevo avvertiti), che il sito è abbandonato (mi pare dal 2012 da ciò che vedo), le email al customer service tornano indietro e non si può più accedere per aggiornare le risposte, come il sito prometteva. Ma questi adesso, come disse Raz Degan, “sono solo fatti miei”.

P.P.S. e adesso vai coi commenti! Come on!

La parola dell’anno #2017: #responsabilità

Perché è venuto il momento di smettere di scaricarla sugli altri: politici, capi, conoscenti, genitori, immigrati, il “popolo del web” e così via. Perché è una parola di una forza inaudita, che comprende un mondo di valori come il coraggio, la coerenza e la trasparenza. Perché impone di ammettere e di chiedere scusa quando si sbaglia, di  essere pronti a cambiare idea quando si è nell’errore e di ringraziare quando si riceve il bene. Perché è sempre ora di mettersi in gioco.

Questo per me sarà l’anno della #responsabilità

La bellezza e la libertà non hanno bisogno di filtri #nofilter #beach #football #freedom #soccer

Una foto pubblicata da Adriana Riccomagno (@adrianariccomagno) in data: 9 Dic 2016 alle ore 08:53 PST

P.S. A proposito di responsabilità, cliccando qui sono disponibili le slide del mio piccolo intervento in occasione del convegno “Informazione e stampa 2.0: quale racconto per i diritti umani?” del 15 dicembre scorso a Torino, organizzato dal Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO insieme al Consiglio regionale del Piemonte per lo #humanrightsday