#Digitalmeet: ad Alba il 20 ottobre si parla di #cibersecurity

DIGITALmeet

DIGITALmeet è un progetto promosso da Fondazione Comunica e Talent Garden Padova: è un luogo di incontri, eventi, approfondimenti legati al mondo del digitale, dell’ICT e del web. Quattro giorni, dal 19 al 22 ottobre, per invadere pacificamente le città – del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, e, per la prima volta, anche nella nostra Regione, in collaborazione con Piemonte Digitale – con una cultura del digitale finalmente alla portata di tutti. Un digitale capace di semplificare le nostre vite, di far crescere le aziende del territorio, di contribuire alla costruzione di una nuova economia. Lontano dai classici appuntamenti dove la teoria supera abbondantemente
la pratica, DIGITALmeet vuole ribaltare il tavolo e mostrare in che modo il digitale “cambia la vita e l’economia”.

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L’evento ad Alba

Ad Alba il primo evento legato al DIGITALmeet si terrà venerdì 20 ottobre nella Sala Slizza di APRO Formazione, in strada Castelgherlone 2/A. Il tema sarà la sicurezza online a vari livelli, dalla privacy del singolo cittadino ai tempi dei social network alla sicurezza informatica e protezione dei sistemi informativi delle aziende.
“Apro Formazione è attore della rivoluzione digitale in corso nel nostro territorio” spiega il direttore Antonio Bosio. “I nostri corsi scolastici così come l’Alta Formazione ed i servizi
alle aziende sono fortemente connotati da contenuti tecnologici e metodologie informatiche innovative. I nostri laboratori ne sono un esempio concreto! Per questi motivi abbiamo accolto con piacere e condivisione di intenti l’invito di Piemonte Digitale ad ospitare il DIGITALmeet di Alba!”

Programma

Sede: Apro Formazione, strada Castelgherlone 2/A, Sala “Slizza”

\\ Mattinata rivolta agli studenti delle scuole superiori
h. 9.30 Tiziana Prin, Sostituto Commissario della Polizia di Stato, responsabile della sezione Polizia Postale di Cuneo
“Pericoli digitali: dal cyber bullismo alle truffe online. L’attività della Polizia Postale”
h.10.30 Adriana Riccomagno, giornalista
“La privacy al tempo dei social network”
h.11.30 discussione

\\ Pomeriggio aperto al pubblico interessato
h. 14.30 saluti di benvenuto
h. 14.45 Cosimo Anglano, Professore Associato di Informatica presso l’Universitá del
Piemonte Orientale “A. Avogadro”
“Cybercrime e cybersecurity: problematiche e soluzioni”
h. 15.30 Massimo Durante, Professore Associato di filosofia del diritto e informatica
giuridica presso l’Università di Torino
“Il ruolo del Data Protection Officer (DPO) nel nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati in vigore a maggio 2018”
h. 16.15 Tiziana Prin, Sostituto Commissario della Polizia di Stato, responsabile della
sezione Polizia Postale di Cuneo
“I rischi per la sicurezza delle aziende e l’attività della Polizia Postale”
h. 17 dibattito e conclusioni

Il tema della privacy e della sicurezza informatica è di stretta attualità. Per la mattinata,
rivolta agli studenti delle scuole superiori, è previsto un programma che si concentra
maggiormente sugli aspetti legati al privato cittadino.

Riccomagno
Questa sono io

Afferma Riccomagno: “Il concetto di privacy si è evoluto profondamente nel corso degli
ultimi anni: nel mio intervento intendo dare spunti e informazioni pratiche su come gestire con maggiore consapevolezza la propria presenza digitale. Un concetto fondamentale per me è quello di responsabilità: un aumento della responsabilità sul materiale pubblicato riduce al minimo fenomeni come quello dei cosiddetti “leoni da tastiera”, oppure di pubblicare materiale che lede la privacy dei nostri amici o famigliari.”

Commenta Prin: “Da molti anni la Polizia Postale effettua interventi nelle scuole primarie e secondarie rivolte agli studenti, ai genitori e agli insegnanti finalizzati alla sensibilizzazione e prevenzione sui rischi e pericoli connessi all’utilizzo della rete internet. Spesso la mancanza di coscienza delle conseguenze su uno scorretto uso della Rete fanno si che i giovani e le loro famiglie debbano affrontare situazione spiacevoli. Si parla di diffamazione online, di adescamento in chat di minori, di pedopornografia, di violazione della privacy e di altri reati previsti da nostro codice penale commessi dai giovani internauti.”

Il pomeriggio sarà più rivolto ad enti e aziende, con un taglio molto pratico volto a supportarle nel contrasto al cybercrime e nell’approccio alla nuova figura del Data Protection Officer (DPO) prevista dal nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati in vigore a maggio 2018.

Anglano
Cosimo Anglano

Afferma Anglano: “Cybercrime e cybersecurity sono le due facce della stessa medaglia. Da un lato, l’evoluzione degli attacchi informatici fornisce impulso allo sviluppo di nuove soluzioni di cybersecurity. Dall’altro, l’evoluzione tecnologica nell’ambito della cybersecurity fornisce impulso allo sviluppo di nuove tipologie di attacchi informatici. L’intevento verterà su questo dualismo, e tratterà sia le tipologie di attacco più diffuse, sia le relative soluzioni, con l’obiettivo di fornire elementi utili per una maggior consapevolezza dei rischi e dei possibili rimedi negli scenari moderni di uso delle tecnologie informatiche.”

Durante
Massimo Durante

Durante, che presenterà la nuova figura del DPO, dichiara: “La diffusione delle ICT e la progressiva digitalizzazione della società facilitano un trattamento di dati personali “su larga scala” che mette a rischio la privacy e la protezione dei dati personali in ogni ambito della nostra vita e in particolare in quello lavorativo. Per assicurare un maggiore livello di tutela e ricostituire un senso di fiducia nei confronti del trattamento dei dati personali, il legislatore europeo ha previsto la figura del Responsabile della protezione dei dati personali, che è chiamato a mediare la complessità dei rapporti che intercorrono tra responsabili del trattamento su larga scala di dati personali o sensibili (enti pubblici, imprese, etc.), titolari dei dati personali e Garante della privacy.”

Prin
Tiziana Prin

Spiega Prin: “Nella società attuale le “informazioni” rappresentano il patrimonio di maggior valore in qualsiasi ambito: per la collettività, le imprese, le istituzioni. Basi pensare , per quanto riguarda i privati cittadini, ai dati personali e alle comunicazioni (la cui integrità e riservatezza è costituzionalmente garantita) o al Know how aziendale (quale patrimonio di informazioni e esperienze che caratterizzano processi produttivi e commerciali esclusivi) infine le banche dati attraverso le quali la Pubblica Amministrazione eroga i servizi di publica utilità. Fronteggiare la minaccia proveniente dallo spazio cibernetico (convenzionalmente declinata in cybercrime, cyberterrorism, cyberespionage) rappresenta l’impegno principale della Polizia Postale.”

\\ Nel pomeriggio Alba Accademia Alberghiera offrirà ai partecipanti un coffee break

\\ Durante la giornata alcuni dei relatori saranno a disposizione degli interessati per
confronti anche informali sulle tematiche del convegno, grazie ai corner informativi che
saranno allestiti nella sala stessa.

Relatori

Cosimo Anglano è Professore di Informatica nell’Università del Piemonte Orientale, dove è titolare dei corsi di Informatica Forense e di Sistemi Operativi, tematiche su cui svolge la propria attività di ricerca. Ha pubblicato oltre 70 articoli su riviste scientifiche e monografie su tali tematiche. E’ Direttore del nodo del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity presso l’Università del Piemonte Orientale. Collabora stabilmente con l’Autorità Giudiziaria sull’intero territorio nazionale.

Massimo Durante è professore associato di filosofia del diritto e informatica giuridica
presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino. Faculty Fellow del Centro Nexa per Internet e Società di Torino, è membro del Board del dottorato internazionale LAST JD “Law, Science, and Technology”. Autore di numerose pubblicazioni in italiano francese e inglese, “Ethics, Law and the Politics of Information” è la sua ultima monografia per Springer.

Tiziana Prin è Sostituto Commissario della Polizia di Stato, dal 2007 Responsabile della
Sezione Polizia Postale delle Comunicazioni di Cuneo.

Adriana Riccomagno, giornalista e blogger laureata e specializzata in Giurisprudenza; è
docente di strategie di comunicazione sul web e personal branding. Già Digital Champion
del Comune di Barolo, fa parte di Piemonte Digitale. È referente comunicazione del
Piemonte e componente del social media team nazionale del Comitato Giovani UNESCO.

Clicca qui per andare all’evento su Facebook

Il giornalista di Gazzetta d’Alba Matteo Viberti ha intervistato alcuni dei relatori per un servizio sui crimini informatici uscito sul numero di questa settimana: lo trovate in edicola!gz1737_pag_16

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Una #tesi su #socialnetwork e solitudine. E quanta bellezza nei giovani!

Lei, Sara, è stata davvero un bell’incontro: una giovane aspirante psicologa (allora, pochi mesi fa: perché oggi, grazie a questa tesi su social network e solitudine, tutta da leggere e riflettere, è già laureata triennale) con la voglia di ragionare sul mondo social, e di confrontarsi. Mi ha coinvolta come esperta, dopo aver letto un servizio a tema digital su Gazzetta d’Alba con una mia intervista, e per me è stato un vero piacere discutere con lei: capito sin da subito che tendenzialmente le sensazioni e gli approcci erano diversi, sono stata felice di poter dare il mio seppur piccolo contributo, e, perché no, anche con qualche piccola provocazione.

Più passano gli anni, e più mi rendo conto di quanto sia bello il mondo dei più giovani: quanta voglia di imparare, e di futuro!

Buona vita Sara, c’è così tanta bellezza in te e in tutti gli studenti che – per fortuna molto spesso – ho occasione di incontrare!

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P.S. ovviamente spero che la tesi sia pubblicata – almeno online! 😉 – e in tal caso non mancherò di segnalarvela!

La “giovane” blogger

Non è tanto per vanagloria (che comunque c’è sempre quando si pubblica sui social di sé, giusto?) ma per archivio, che ho pensato di raccogliere le due interviste che sono uscite nelle scorse settimane su Gazzetta d’Alba, che mi ha fatto il collega Matteo Viberti. Poi, mentre le salvavo, mi sono resa conto che danno un po’ il senso del momento in cui mi trovo, un momento in realtà molto faticoso e di grande confusione. Su Facebook ironizzavo sull’idea di “giovane” blogger ma in fin dei conti è più o meno da quando è nata mia figlia che le cose sono cambiate. “Fino a che età si è giovani?”, mi ha chiesto ironica una persona con cui collaboro, qualche mese fa. E io mi chiedo: fino a quando potrò continuare a essere una giovane blogger? La risposta, per ora, non ce l’ho.

intervista social network Adriana Riccomagno
Quest’intervista faceva parte di un’inchiesta sull’uso dei social network sul territorio
torna al piccolo
Questo invece un discorso di stile di vita, riflessioni sul presente (uscita il 9 maggio)

È che mi disegnano così #presanellarete

Che personaggio favoloso, Jessica Rabbit: la lezione del non prendersi sul serio. Così questa citazione l’ho usata spesso nella vita, più che altro per ricordare a me stessa quanta ironia serva per affrontare la vita di ogni giorno. Del resto prima o poi sarebbe dovuto accadere: sospettavo che mi sarei trasformata in un fumetto, in un cartone animato, bidimensionale magari, possibilmente. Una sera di qualche settimana fa è successo, mentre io già dormivo da ore: mi sono svegliata la mattina dopo è quel tag su Facebook mi ha fatto scoprire di essere diventata una caricatura rotondetta recante scritta “Natural born social” e con, sotto quel quel post, una didascalia ancora più divertente, “Che flash Adriana”.

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A mezzanotte, come in una famosa favola di scarpette e zucche, una mia allieva che frequenta il corso di ecommerce in Apro mi aveva trasformata in una me sorridente e fumettosa, una “Presa nella rete” in cui mi sono immediatamente riconosciuta e che infatti è immediatamente diventata a buon diritto l’immagine della mia pagina FB Presa nella rete, del mio account Twitter Presa nella rete, nonché di LinkedIn, oltre che ovviamente header di questo sito.

L’artista si chiama Fabrizia Garbuglia ed è deliziosa come le sue creazioni: se fossi in voi andrei a curiosare il suo profilo LinkedIn che ho linkato qui sopra… chissà che non abbiate l’occasione di diventare un fumetto anche a voi…

La prima notte lontana da mia figlia, e come la vita cambia i piani

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
– Theodor Adorno

E così solo due sere fa mi trovavo ad aspettare un treno per Napoli alla stazione di Torino, e scrivevo così (e questo avrebbe dovuto essere il post che avrei pubblicato):

“La prima volta lontana da te è un vero casino, mia principessa. Non che tua madre sia mai stata un cuor di leonessa, tutt’altro. Fatto sta che quasi senza pensarci ho aderito a un’avventura che si presenta entusiasmante, poi, a mano a mano che sono passati i giorni e si è avvicinata l’ora della partenza, l’ansia è salita ai livelli di guardia: dal deragliamento del treno all’attentato, a, come mi ha scritto la cara amica Laura, “alla caduta di un meteorite hai pensato?”, queste ultime notti sono trascorse insonni, per fortuna nell’ottima compagnia di Elif Shafak. Un paio di giorni fa ho preso una bella carta da lettere con delle decorazioni dorate, risalente credo alla mia adolescenza, e ti ho scritto un breve biglietto… nel caso in cui non tornassi. Ho paura, sì, mi esce dalle orecchie: “non è il coraggio che mi manca, è la paura che mi frega”, pensavo stanotte. Il biglietto è breve perché non ho molto da dire in realtà: sono una persona felice e realizzata, soprattutto da quando sei nata tu. Ah, ho parlato con altre mamme: alcune hanno scritto lettere simili alla mia, altre hanno pensato di farlo, comunque non tutte. Ovviamente ho pianto e probabilmente piangerò.

Allora la domanda è questa: perché lo fai? Per te, credo. Perché sono convinta che tu sarai più coraggiosa e realizzata anche in base a quanto io lo sarò; perché credo che conti l’esempio più di tante parole, e spero che tu abbia la possibilità nella vita di fare tante esperienze arricchenti come sono sicura che questa sarà per me.”

Poi sono partita, e a Napoli sono anche arrivata, dopo aver perfino dormito bene nella cuccetta; significa che alla fine ero pronta a vivere la mia avventura, preoccupata ma anche soddisfatta di me? Probabilmente sì ma non lo sapremo mai. Ho salutato il Vesuvio dal finestrino, sono scesa dal treno, ho comprato un biglietto per Torino e sono ripartita: sono dovuta tornare, perché la vita ha deciso di scompigliare i piani, come del resto è solita fare.

Sono arrivata a casa a pezzi, e a casa ad aspettarmi c’era una busta o meglio un delizioso pacchetto di speranza e amicizia.

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N.B. il cupcake sulla busta ❤

Quando mi sono seduta sul lettone ad aprirla con mia figlia, che felicità!

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Questo biglietto è un pro memoria: mi ricorda come in rete si creino rapporti meravigliosi, ché era da un po’ che qui sul blog bazzicavo troppo poco…

Era il premio al vincitore del giveaway di Wanesia su Instagram, cui ho partecipato con piacere perché la seguo online ormai da tanti anni; tanto che, curiosamente, è già il suo secondo giveaway che vinco… Qui avevo raccontato di aver vinto il primo, nel 2012 (Ho vinto il giveaway di Wanesia!), qui l’arrivo del regalo di allora (Ecco i pirottini dalla Germania!), e sì, devo dire che lei li sa proprio scegliere bene.

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Le confezioni di #mrwonderfulshop sono sempre TOP

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Infine ecco i link per seguire l’amica expat: qui trovate Wanesia su Instagram, Facebook e il suo blog.

Sulla dolorosa e improvvisa vicenda che mi ha spinta a lasciare Napoli, forse tornerò più avanti, più a freddo. Per intanto medito sulla libertà insieme al teologo Vito Mancuso e mi godo gli abbracci e le carezze di mia figlia.

La giornalista #giornalismo #web #Facebook

Lo spunto per questo post nasce da alcuni, ve lo dico sin da subito, vani, tentativi di confronto e di corretta informazione in un gruppo Facebook. Non intendo approfondire qui le ragioni per cui in questo gruppo la situazione sia così degenerata, anche perché mi pare di capire che la necessità di comprendere quello che sta succedendo sul web sia ormai diffusa ed evidenzi che… sì, qualche problema c’è. E per fortuna ci sono personaggi e realtà ben più autorevoli di me che si stanno confrontando sull’argomento per cercare delle soluzioni. A questo proposito aggiungerò solo che non credo nella censura in qualsiasi forma, e che quindi ritengo necessario che le misure da prendere passino dalla formazione dei cittadini, dalla cultura, dal dialogo aperto.

I punti che vorrei evidenziare prendono le mosse da un post che riguarda – che caso! – i vaccini, dove una mamma chiede consiglio alle altre mamme sull’opportunità di fare o meno il vaccino contro il meningococco B.

  1. La prima riflessione doverosa è che non è quella la sede in cui porre un dubbio come questo, visto che ci sono organismi preposti (un servizio Vaccinazioni dell’ASL, il Ministero e così via), così ho pensato di indicare nei commenti il numero di telefono e il link al Servizio Vaccinazioni. Questo però dovrebbe valere sempre: se devo chiedere un’opinione su quali vestitini comprare a mia figlia probabilmente un gruppo di mamme va bene ma per discutere di temi scientifici sarebbe meglio rivolgersi ai professionisti (anche questo tema oggi fin troppo dibattuto, e no, l’opinione del tabaccaio sotto casa che ha letto tanti blog “informati”, non vale quanto quella di Roberto Burioni, checché se ne possa dire).
  2.  La seconda riguarda un commento in cui una mamma, fra le più attive nel gruppo, attribuisce a un professionista alcune dichiarazioni che non risulta lui abbia mai rilasciato. Quando glielo faccio notare, la mamma scrive un altro commento che inizia con “Nonostante i tentativi di infangare sempre l’ opinione e i commenti altrui…”. Qui a dire il vero non c’è molto da discutere, se non da ricordare che chi scrive cose scorrette o quantomeno imprecise al massimo si infanga da solo (fra l’altro, anche sul Web, scripta manent) e non sono certo io a dovermi sporcare le mani.
  3. La terza parte dal fatto che, dopo aver evidenziato questa situazione, inizio a dialogare e porre alcune domande, che, anche se mi presento in modo palese e onesto come giornalista, vengono immediatamente etichettate come polemica, ed io invitata a tacere in vari modi e a cambiare aria.
  4. L’ultimo punto che vorrei analizzare parte invece da qui: “Senti, giornalista, se vuoi fare un servizio con più fonti autorevoli, vai sul gruppo Comilva, invece che stare qua. Troverai tutti i contatti che cerchi. La scienza non dovrebbe essere un opinione, eppure fonti autorevoli danno un quadro di diversa lettura. Oltretutto è sbagliato fare passare x emergenza quella che, ad oggi, emergenza non è. Solo i giornali e le testate lo dicono. Le notizie dovrebbero essere vere ed imparziali, non condite dall’opinione del giornalista, altrimenti fai il blogger.” Premesso che nessuno ha cercato di far passare per emergenza quella che difatti per fortuna non è, e che – come chi ha letto fin qui avrà capito ma evidentemente non queste mamme – io la mia opinione in questo contesto non l’ho proprio neanche scritta,  tengo a segnalare che la tanto osannata (seppur non da me) Oriana Fallaci, era una giornalista, come lo sono Andrea Scanzi e Alessandro Sallusti. Solo per fare alcuni esempi. Evidentemente qualcuno ignora che esiste anche il cosiddetto giornalismo d’opinione: la stessa Carta dei doveri del giornalista parla chiaro quando dice che “Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d’informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963“, e ancora: “Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone“. Queste riflessioni ci portano al lavoro degli editorialisti, figure che dell’opinione fanno la loro professione, mentre per quanto riguarda ad esempio i fatti di cronaca è ovviamente prioritario il fine dell’obiettività nel racconto, a tendere verso lo stile del cosiddetto giornalismo anglosassone (ricordate le cinque W?). Per altro negli ultimi anni la tendenza nel giornalismo è stata quella di schierarsi sempre più apertamente: una scelta che si è dimostrata premiante nella diffusione ma che qui non mi interessa discutere. Voglio solo precisare che al giornalista come a chiunque altro non è in alcun modo vietato di esprimere la propria opinione, e ci mancherebbe altro, e che l’idea che il fatto di esprimerla o meno lo distingua da un blogger è priva di qualsiasi fondamento. Semplicemente, anziché su un giornale, il blogger , che non ha fatto la trafila per diventare giornalista professionista o pubblicista, scrive online sul proprio blog (o su altro blog): tant’è.

Infine, visto che questo in fondo è proprio il mio blog, voglio concludere con qualche riflessione di taglio più personale: quando ho iniziato l’attività di collaboratrice del settimanale locale, ormai quasi 14 anni fa, l’ho fatto con l’idea di provare veramente ad approfondire la verità. Chi mi conosce e mi segue, sa quanta passione ci metta e quanto senta la responsabilità di quello che scrivo. Non a caso posso citare negli anni numerosi miei servizi su temi su cui non sono personalmente d’accordo: penso al primo servizio uscito in zona sul parto in casa, già parecchi anni fa, ad esempio, oppure ad alcuni servizi sull’“homeschooling”, l’educazione parentale, che non praticherei mai ma sono stata ben lieta di aver conosciuto e raccontato, nella più onesta convinzione di stare facendo informazione.*

Del resto, una finalità ultima dell’informazione non è capire che cos’è meglio? Dal confronto sui vaccini (che purtroppo però non c’è) non vorremmo, tutti noi genitori, sapere cosa è meglio per i nostri figli? La realtà è che si è persa questa finalità ultima, quella del bene comune, sovrastata dal fatto che ognuno si sente in dovere di avere ed esprimere un’opinione su qualsiasi argomento, e infine di di imporla agli altri. Oltre e a sottolineatura di quanto avevo già scritto in un post precedente, per questo 2017 mi auguro apertura mentale e al dialogo e disponibilità a cambiare opinione, per me e anche per gli altri.

*Attenzione: qui entrerebbe in gioco anche il discorso del false balance ma mi limito a invitarvi a leggere la relativa voce di Wikipedia e a ripensare a chi ha invitato in trasmissioni televisive Red Ronnie a confrontarsi con dei professionisti proprio sui vaccini

P.S. a proposito di cambiare opinione negli anni: se cercate il mio nome su Google, non so bene a che punto dell’indice, potrete trovare una mia vecchia (ma vecchia!) intervista in cui dichiaravo che no, il giornalismo online non avrebbe raggiunto la stessa credibilità della carta stampata. E quindi? Evviva l’aver cambiato opinione! La credibilità non dipende certo dal supporto. L’unico problema è che adesso cliccando sul sito si becca un virus (quindi, nel caso in cui vi sia venuta la curiosità di andare a ravanare, beh, non ditemi che non vi avevo avvertiti), che il sito è abbandonato (mi pare dal 2012 da ciò che vedo), le email al customer service tornano indietro e non si può più accedere per aggiornare le risposte, come il sito prometteva. Ma questi adesso, come disse Raz Degan, “sono solo fatti miei”.

P.P.S. e adesso vai coi commenti! Come on!

La parola dell’anno #2017: #responsabilità

Perché è venuto il momento di smettere di scaricarla sugli altri: politici, capi, conoscenti, genitori, immigrati, il “popolo del web” e così via. Perché è una parola di una forza inaudita, che comprende un mondo di valori come il coraggio, la coerenza e la trasparenza. Perché impone di ammettere e di chiedere scusa quando si sbaglia, di  essere pronti a cambiare idea quando si è nell’errore e di ringraziare quando si riceve il bene. Perché è sempre ora di mettersi in gioco.

Questo per me sarà l’anno della #responsabilità

La bellezza e la libertà non hanno bisogno di filtri #nofilter #beach #football #freedom #soccer

Una foto pubblicata da Adriana Riccomagno (@adrianariccomagno) in data: 9 Dic 2016 alle ore 08:53 PST

P.S. A proposito di responsabilità, cliccando qui sono disponibili le slide del mio piccolo intervento in occasione del convegno “Informazione e stampa 2.0: quale racconto per i diritti umani?” del 15 dicembre scorso a Torino, organizzato dal Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO insieme al Consiglio regionale del Piemonte per lo #humanrightsday