#presanellarete goes to #Naples #UNITE4HERITAGE #UNESCOgiovani #Napoli

“…perché le persone sorridono sempre e vivono con ironia, come te, e perché tutte le volte che ci sono stato ho avuto la sensazione che il golfo ti abbracci.”

#UNESCOgiovani a #Napoli! Conto alla rovescia per la II Assemblea Nazionale di #UNESCOgiovani, dal 13 al 15 gennaio a Napoli! Oltre 300 giovani provenienti da tutte le regioni d’Italia incontreranno alcuni dei più alti rappresentanti delle istituzioni nazionali ed internazionali, personalità di rilievo del mondo della cultura, dell’imprenditoria, del no-profit. Obiettivo principale della manifestazione, il lancio in Italia della campagna internazionale promossa dall’ UNESCO a Parigi: #UNITE4HERITAGE (uniti per il patrimonio culturale), motto con il quale si è dato vita ad un movimento globale impegnato nella salvaguardia e nella promozione del patrimonio cultuale e della diversità. #unitiperilpatrimonio

Una foto pubblicata da Unesco giovani (@unescogiovani) in data: 5 Gen 2017 alle ore 02:07 PST

 

Ulteriori informazioni: http://www.unescogiovani.it

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Le beatitudini

Beati coloro che hanno sofferto in silenzio la solitudine durante l’infanzia, perché hanno imparato a creare un mondo anche dove non c’è
Beati quelli che non sono stati appoggiati nelle loro scelte, perché quando ce la faranno sapranno di dover ringraziare solo se stessi, e mai e poi mai saranno tentati di guardarsi indietro
Beati quelli che sono stati presi derisi per il loro aspetto – ogni risata di scherno, un’iniezione di forza – e tutti quelli che sono stati sottovalutati, perché hanno esplorato le più cupe profondità dello spirito, fra le grida, alla ricerca di un senso
Beati coloro che sono stati fraintesi, e i maltrattati per il nome che portano: lotteranno fino alla morte per la giustizia, con la stessa fame di un cane rabbioso
Beati i corpi segnati da profonde cicatrici, malattie e ferite da grattare, perché non c’è bellezza dove non c’è dolore
Beati coloro che si sono pentiti
Beati quelli che si svegliano urlando nel cuore della notte, sentendo la realtà dissolversi e andare in mille pezzi
Beati quelli che (si) pongono troppe domande
Beati gli insicuri e quelli che hanno paura
Beati quelli che si confrontano ogni giorno, ogni ora con i loro demoni
Beati quelli che sono costretti lasciare le loro case
Beati quelli che devono fare una scelta e quelli che non hanno vie di fuga
Beati quelli che sono stati giudicati superficialmente
Beati quelli che commettono errori
Beati quelli che sono vittime di violenza
Beati quelli che si perdono
Beati quelli che trovano la pace, a modo loro, anche in mezzo a tutta questa guerra

La giornalista #giornalismo #web #Facebook

Lo spunto per questo post nasce da alcuni, ve lo dico sin da subito, vani, tentativi di confronto e di corretta informazione in un gruppo Facebook. Non intendo approfondire qui le ragioni per cui in questo gruppo la situazione sia così degenerata, anche perché mi pare di capire che la necessità di comprendere quello che sta succedendo sul web sia ormai diffusa ed evidenzi che… sì, qualche problema c’è. E per fortuna ci sono personaggi e realtà ben più autorevoli di me che si stanno confrontando sull’argomento per cercare delle soluzioni. A questo proposito aggiungerò solo che non credo nella censura in qualsiasi forma, e che quindi ritengo necessario che le misure da prendere passino dalla formazione dei cittadini, dalla cultura, dal dialogo aperto.

I punti che vorrei evidenziare prendono le mosse da un post che riguarda – che caso! – i vaccini, dove una mamma chiede consiglio alle altre mamme sull’opportunità di fare o meno il vaccino contro il meningococco B.

  1. La prima riflessione doverosa è che non è quella la sede in cui porre un dubbio come questo, visto che ci sono organismi preposti (un servizio Vaccinazioni dell’ASL, il Ministero e così via), così ho pensato di indicare nei commenti il numero di telefono e il link al Servizio Vaccinazioni. Questo però dovrebbe valere sempre: se devo chiedere un’opinione su quali vestitini comprare a mia figlia probabilmente un gruppo di mamme va bene ma per discutere di temi scientifici sarebbe meglio rivolgersi ai professionisti (anche questo tema oggi fin troppo dibattuto, e no, l’opinione del tabaccaio sotto casa che ha letto tanti blog “informati”, non vale quanto quella di Roberto Burioni, checché se ne possa dire).
  2.  La seconda riguarda un commento in cui una mamma, fra le più attive nel gruppo, attribuisce a un professionista alcune dichiarazioni che non risulta lui abbia mai rilasciato. Quando glielo faccio notare, la mamma scrive un altro commento che inizia con “Nonostante i tentativi di infangare sempre l’ opinione e i commenti altrui…”. Qui a dire il vero non c’è molto da discutere, se non da ricordare che chi scrive cose scorrette o quantomeno imprecise al massimo si infanga da solo (fra l’altro, anche sul Web, scripta manent) e non sono certo io a dovermi sporcare le mani.
  3. La terza parte dal fatto che, dopo aver evidenziato questa situazione, inizio a dialogare e porre alcune domande, che, anche se mi presento in modo palese e onesto come giornalista, vengono immediatamente etichettate come polemica, ed io invitata a tacere in vari modi e a cambiare aria.
  4. L’ultimo punto che vorrei analizzare parte invece da qui: “Senti, giornalista, se vuoi fare un servizio con più fonti autorevoli, vai sul gruppo Comilva, invece che stare qua. Troverai tutti i contatti che cerchi. La scienza non dovrebbe essere un opinione, eppure fonti autorevoli danno un quadro di diversa lettura. Oltretutto è sbagliato fare passare x emergenza quella che, ad oggi, emergenza non è. Solo i giornali e le testate lo dicono. Le notizie dovrebbero essere vere ed imparziali, non condite dall’opinione del giornalista, altrimenti fai il blogger.” Premesso che nessuno ha cercato di far passare per emergenza quella che difatti per fortuna non è, e che – come chi ha letto fin qui avrà capito ma evidentemente non queste mamme – io la mia opinione in questo contesto non l’ho proprio neanche scritta,  tengo a segnalare che la tanto osannata (seppur non da me) Oriana Fallaci, era una giornalista, come lo sono Andrea Scanzi e Alessandro Sallusti. Solo per fare alcuni esempi. Evidentemente qualcuno ignora che esiste anche il cosiddetto giornalismo d’opinione: la stessa Carta dei doveri del giornalista parla chiaro quando dice che “Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d’informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963“, e ancora: “Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone“. Queste riflessioni ci portano al lavoro degli editorialisti, figure che dell’opinione fanno la loro professione, mentre per quanto riguarda ad esempio i fatti di cronaca è ovviamente prioritario il fine dell’obiettività nel racconto, a tendere verso lo stile del cosiddetto giornalismo anglosassone (ricordate le cinque W?). Per altro negli ultimi anni la tendenza nel giornalismo è stata quella di schierarsi sempre più apertamente: una scelta che si è dimostrata premiante nella diffusione ma che qui non mi interessa discutere. Voglio solo precisare che al giornalista come a chiunque altro non è in alcun modo vietato di esprimere la propria opinione, e ci mancherebbe altro, e che l’idea che il fatto di esprimerla o meno lo distingua da un blogger è priva di qualsiasi fondamento. Semplicemente, anziché su un giornale, il blogger , che non ha fatto la trafila per diventare giornalista professionista o pubblicista, scrive online sul proprio blog (o su altro blog): tant’è.

Infine, visto che questo in fondo è proprio il mio blog, voglio concludere con qualche riflessione di taglio più personale: quando ho iniziato l’attività di collaboratrice del settimanale locale, ormai quasi 14 anni fa, l’ho fatto con l’idea di provare veramente ad approfondire la verità. Chi mi conosce e mi segue, sa quanta passione ci metta e quanto senta la responsabilità di quello che scrivo. Non a caso posso citare negli anni numerosi miei servizi su temi su cui non sono personalmente d’accordo: penso al primo servizio uscito in zona sul parto in casa, già parecchi anni fa, ad esempio, oppure ad alcuni servizi sull’“homeschooling”, l’educazione parentale, che non praticherei mai ma sono stata ben lieta di aver conosciuto e raccontato, nella più onesta convinzione di stare facendo informazione.*

Del resto, una finalità ultima dell’informazione non è capire che cos’è meglio? Dal confronto sui vaccini (che purtroppo però non c’è) non vorremmo, tutti noi genitori, sapere cosa è meglio per i nostri figli? La realtà è che si è persa questa finalità ultima, quella del bene comune, sovrastata dal fatto che ognuno si sente in dovere di avere ed esprimere un’opinione su qualsiasi argomento, e infine di di imporla agli altri. Oltre e a sottolineatura di quanto avevo già scritto in un post precedente, per questo 2017 mi auguro apertura mentale e al dialogo e disponibilità a cambiare opinione, per me e anche per gli altri.

*Attenzione: qui entrerebbe in gioco anche il discorso del false balance ma mi limito a invitarvi a leggere la relativa voce di Wikipedia e a ripensare a chi ha invitato in trasmissioni televisive Red Ronnie a confrontarsi con dei professionisti proprio sui vaccini

P.S. a proposito di cambiare opinione negli anni: se cercate il mio nome su Google, non so bene a che punto dell’indice, potrete trovare una mia vecchia (ma vecchia!) intervista in cui dichiaravo che no, il giornalismo online non avrebbe raggiunto la stessa credibilità della carta stampata. E quindi? Evviva l’aver cambiato opinione! La credibilità non dipende certo dal supporto. L’unico problema è che adesso cliccando sul sito si becca un virus (quindi, nel caso in cui vi sia venuta la curiosità di andare a ravanare, beh, non ditemi che non vi avevo avvertiti), che il sito è abbandonato (mi pare dal 2012 da ciò che vedo), le email al customer service tornano indietro e non si può più accedere per aggiornare le risposte, come il sito prometteva. Ma questi adesso, come disse Raz Degan, “sono solo fatti miei”.

P.P.S. e adesso vai coi commenti! Come on!

La parola dell’anno #2017: #responsabilità

Perché è venuto il momento di smettere di scaricarla sugli altri: politici, capi, conoscenti, genitori, immigrati, il “popolo del web” e così via. Perché è una parola di una forza inaudita, che comprende un mondo di valori come il coraggio, la coerenza e la trasparenza. Perché impone di ammettere e di chiedere scusa quando si sbaglia, di  essere pronti a cambiare idea quando si è nell’errore e di ringraziare quando si riceve il bene. Perché è sempre ora di mettersi in gioco.

Questo per me sarà l’anno della #responsabilità

La bellezza e la libertà non hanno bisogno di filtri #nofilter #beach #football #freedom #soccer

Una foto pubblicata da Adriana Riccomagno (@adrianariccomagno) in data: 9 Dic 2016 alle ore 08:53 PST

P.S. A proposito di responsabilità, cliccando qui sono disponibili le slide del mio piccolo intervento in occasione del convegno “Informazione e stampa 2.0: quale racconto per i diritti umani?” del 15 dicembre scorso a Torino, organizzato dal Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO insieme al Consiglio regionale del Piemonte per lo #humanrightsday

Corso di #SMM ad #Alba

Era da un po’ che aspettavo ci fosse l’occasione di programmare un bel corso serale di social media marketing ad Alba ed eccolo finalmente qui: lunedì 23 e 30 gennaio, 6 e 13 febbraio, dalle 20 alle 23, sarò in Apro con un percorsino adatto sia a chi voglia avvicinarsi all’argomento, sia a chi abbia già partecipato ad altri corsi in precedenza, come aggiornamento. Il costo è di 160 euro + IVA e per iscrivervi potete contattare direttamente l’Apro. Vi aspetto!

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Recensioni che parlano di noi #Tre #family @FilCosentino

Antefatto

Quando è stato il momento di definire il libretto del disco Tre di Filippo, c’era ancora un po’ di perplessità sulle note di copertina. La realtà è che questo progetto era così intimo che qualunque “intervento esterno” sarebbe alla fine un po’ parso un’intrusione. Un disco nato nella nostra prima estate a tre, in pomeriggi in vacanza ad ascoltare e riascoltare le nuove composizioni di Filippo, come se ci fosse uno scambio continuo fra vita e musica, non è un cd qualsiasi perché c’è dentro la nostra nuova, bellissima famiglia.

Così hanno pensato bene di chiedere a me di cimentarmi con queste note di copertina. Idea bizzarra: quando mai si è visto che le scriva la moglie? Eppure la cosa aveva a modo suo un senso logico in base a quello che vi ho appena raccontato. Ce l’ho messa tutta, consapevole che, a differenza di quello che scrivo di solito ogni giorno, come dire, ricade solo su di me, mentre stavolta c’era di mezzo non solo mio marito ma anche mia figlia, la terza del “trio”: le due persone più importanti della mia vita.

Fatto

In questi giorni stanno uscendo le prime recensioni e… beh, ci sono anch’io, ci siamo noi. Emozione nuova e sconfinata.

Tre è un’opera d’arte. Perché ti prende e ti porta con se. Perché ti prende e ti lascia volare. Perché ti racconta storie e te ne fa vivere altre. Perché le note di copertina commuovono lasciando intuire qualcosa. Perché ti costringe ad ascoltare il disco come una volta. Tu e la musica. Un disco audace, come non ne sentivo da molto tempo. Che unisce tradizione e modernità, emozioni e tecnica (a proposito, si sente benissimo), passione e dedizione, coraggio e visione. Non perdetelo se avete ancora voglia di emozionarvi!

Potete immaginare che tuffo al cuore leggendo queste parole di Emiliano Girolami su Chitarre. E non solo e non tanto per il fatto che il critico si sia accorto delle mie note ma… per tutto il resto, diciamo.

Poi oggi arriva anche la recensione di Patrizia Marinelli su Guitar Club di luglio/agosto, che anch’essa ci cita, la principessa ed io… cioè la figlia Prisca e la moglie Adriana. Beh, per me questo non è un disco normale, non sono recensioni come tutte le altre. Ogni volta qui c’è un brivido.

E niente, se vi per caso vi fosse venuta la curiosità di ascoltare Tre, qui c’è il link allo shop.

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Incontro 

Qualche tempo fa ho avuto la fortuna di un incontro casuale con una ragazza nigeriana, che mi ha fatto una piega in un centro commerciale che non frequento quasi mai. La fortuna sta nel fatto che lei abbia risposto a un paio di mie domande, da quanto è in Italia, se le piace. “Prima è stata dura”. Quando vivevi in Nigeria? Quando è arrivata qui: “la gente non parla bene inglese, io non sapevo niente di italiano.” Ecco, l’ho immaginato. Una ragazzina, poco più che bambina, in un Paese dove non può comunicare. Una sfida vinta dal suo sorriso ma che sfida. Che sfida bisogna vincere a volte per sbarcare ‘sta vita? Mai dimenticare. Soprattutto per comprendere che sfida stanno compiendo gli altri. E un pochino anche per trovare il coraggio di continuare a portare avanti la nostra sfida.